Capodanno Celtico di Milano

In preparazione la battaglia ed il plot per l’ottava edizione del

CAPODANNO CELTICO DI MILANO

24-25-26 ottobre 2008
Castello Sforzesco

 

Ipotesi sulla fondazione di Milano

Esiste un momento preciso nell’incessante rincorrersi delle stagioni in cui l’Altro Mondo ed il nostro s’incontrano. Il tempo è sospeso, è il tempo del non tempo dove tutto può accadere ed tutto accade.
Avviene a Samain insieme fine ed inizio dell’anno celtico.
La festa di TRINVXTION SAMONI SINDVOS era la più importante presso i Celti e si svolgeva, concomitantemente alla levata eliaca della stella Antares, nei giorni che separavano l’anno vecchio da quello nuovo.
La festa, che doveva soddisfare alcuni vincoli lunari essendo celebrata nel sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo giorno del mese di Samonios, come stabilisce il Calendario di Coligny, e quindi due, tre e quattro giorni dopo l’ultimo quarto di luna, rappresentava un periodo favorevole, ideale per iniziare qualsiasi attività.
In questa data potrebbe essere collocabile la fondazione del nucleo gallico della città di Milano, allora nota come “Medhelanon”, da parte di Belloveso, principe gallico che condusse in Italia, attraverso le Alpi, il surplus della popolazione di svariate tribù galliche transalpine.

Tito Livio racconta nelle “Historiae”(libro V, 34):

 “…Mentre a Roma regnava Tarquinio Prisco, il supremo potere dei Celti era nelle mani dei Biturgi, questi misero a capo di tutti i Celti un re. Tale fu Ambigato, uomo assai potente per valore e per ricchezza, sia propria sia pubblica, perché sotto il suo governo la Gallia fu così ricca di prodotti e di uomini da sembrare che la numerosa popolazione si potesse a stento dominare. Costui, già in età avanzata, desiderando liberare il suo regno dal peso di tanta moltitudine, lasciò intendere che era disposto a mandare i nipoti Belloveso e Segoveso, figli di sua sorella, giovani animosi, in quelle sedi che gli dei avessero indicato con gli àuguri. A Segoveso fu quindi destinata dalla sorte la Selva Ercinia, a Belloveso gli dei indicarono una via ben più allettante, quella verso l’Italia. Quest’ultimo portò con sé il sovrappiù di quei popoli, Biturgi, Edui, Ambani, Carnuti, Aulerci. Partito con grandi forze di fanteria e cavalleria, giunse nel territorio dei Tricastini. Di là si ergeva l’ostacolo delle Alpi; e non mi meraviglio certo che esse siano apparse insuperabili, perché nessuno le aveva ancora valicate [ … ] Ivi, mentre i Galli si trovavano come accerchiati dall’altezza dei monti e si guardavano attorno chiedendosi per quale via mai potessero, attraverso quei gioghi che toccavano il cielo, passare in un altro mondo, furono trattenuti anche da uno scrupolo religioso, perché fu riferito loro che degli stranieri in cerca di terre erano attaccati dal popolo dei Salvi. Quegli straneri erano i Marsigliesi, venuti dal mare da Focea. I Galli, ritenendo tale circostanza un presagio del loro destino, li aiutarono a fortificare, nonostante la resistenza dei Salvi, il primo luogo che avevano occupato al loro sbarco. Essi poi, attraverso i moti Taurini e la valle del Dora, varcarono le Alpi; sconfitti in battaglia i Tusci (Etruschi) non lungi dal Ticino, avendo sentito dire che quello in cui si erano fermati si chiamava territorio degli Insubri, lo stesso nome di un pagus degli Edui, accogliendo l’augurio del luogo, vi fondarono una città che chiamarono Mediolanum…”

La Testimonianza di Livio, quindi, colloca cronologicamente l’epoca di fondazione della città nel VI secolo a.C..in quanto il regno di Tarquinio Prisco si estese dal 616 a.C. al 579 a.C. mentre la fondazione di Marsiglia da parte dei coloni focesi avvenne nel 600 a. C. circa.
La fondazione di una nuova città corrispose, come era d’uso presso i Celti, alla definizione di un centro sacro, detto con termine greco “omphalos”, e di uno spazio altrettanto sacro centrato su di esso e delimitato da un’aratura rituale compiuta in senso orario, in accordo con il moto apparente degli astri che popolano la sfera celeste, seguita dalle offerte propiziatorie agli dei e dalla scelta del nome che doveva essere di buon auspicio e spesso racchiudeva un teonimo.
La più nota ipotesi sull’origine del nome di Milano è quella che vede nell’etimologia romano-gallica di “Mediolanum” il significato di “terra di mezzo”, ma esiste anche la tesi di chi attribuisce a “Medhelanon” il significato di “centro di perfezione” ovvero “nemeton” santuario a cielo aperto delimitato da un recinto sacro connesso con gli astri.
Quest’interpretazione è quella che più si addice al territorio racchiuso dall’antico sacro recinto di Medhelanon.
Lo sviluppo di “Medhelanon” fu abbastanza lontano dal modello di oppidum celtico circondato dal tipico ed imponente “murus gallicus”. La realtà protoubana preromana di Milano si estese intorno al nemeton senza alcuna struttura atta a fortificazione, come confermano i recenti scavi condotti dagli archeologi.
Alla luce degli ultimi elementi emersi sembra confermarsi un modello di città sviluppatasi attorno ad una zona – santuario che aveva funzioni molteplici: religiose, giudiziarie, amministrative e commerciali.
Considerazioni relative all’altimetria ed all’assetto viario suggeriscono che l’ubicazione del “nemeton” sia da collocarsi nella zona dove ora sorge piazza della Scala.
La fondazione della città verrebbe a coincidere con la dedicazione del santuario presumibilmente avvenuta nella data più propizia: l’inizio dell’anno secondo il calendario celtico, evento che nel VI secolo a. C cadeva intorno alla metà di novembre del calendario giuliano.

Estratti dagli articoli del prof. A. Gaspani “Alle origini di Milano” e “Nemeton di Medehlanon”.
A. Gaspani e’ titolare del corso annuale di Archeoastronomia all’Universita’ Cardinal Colombo di Milano nonché membro de
I.N.A.F. – Istituto Nazionale di Astrofisica Osservatorio Astronomico di Brera


Il gruppo storico Teuta Brig sarà presente all’evento da venerdì 24 ottobre.

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