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Lo scudo e l’umbone in metallo dei galli del bolognese

Lo scudo e l’umbone in metallo dei galli del bolognese

Tipico dell’equipaggiamento difensivo del guerriero gallico del periodo La Tène è lo scudo oblungo di forma ovale o quadrangolare con spina centrale e umbone metallico di rinforzo a protezione della mano.

Sono tre i ritrovamenti di umboni metallici nell’ambito celtico bolognese: l’umbone della tomba Benacci 176 di Bologna (cremazione), datata alla prima metà del III a.C., l’umbone della “tomba del Guerriero” a Ceretolo di Casalecchio di Reno (inumazione), datata in modo controverso tra la fine del IV-inizio III e la fine del III a.C. e l’umbone bivalve rinvenuto nella tomba 3 a Monterenzio Vecchio, questo non pubblicato ma esposto presso il Museo Civico Archeologico “L. Fantini” di Monterenzio.

Tomba Benacci 176 di Bologna (260-250 a.C.):

Si tratta di una tomba maschile a cremazione, in cui gli unici oggetti conservati sono quelli della panoplia: spada lateniana con fodero (decorato con il classico motivo dei mostri anguiformi con le fauci spalancate), cinto sospensorio, cuspide e puntale di una lancia e i resti di uno scudo.

Oltre all’umbone di ferro (conformato a farfalla) nella tomba è stato rinvenuto anche il rinforzo in ferro dell’orlo dello scudo, ma non la manopola dello stesso (un’altro rinforzo per orlo di scudo proviene dalla tomba 107 di Monte Tamburino a Monterenzio, inumazione datata alla metà del IV a.C.).

Tomba Benacci 176, Bologna
Tomba Benacci 176, Bologna - Particolare dell'umbone e della doccia dello scudo
Tomba del “guerriero di Ceretolo” di Casalecchio di Reno (datazione controversa tra la fine del IV-inizio III e la metà del III a.C.):

Nella tomba ad inumazione vennero rinvenuti, oltre ad una oinochoe di fattura etrusca con ansa figurata con danzatore nudo, una ricca panoplia formata da spada lateniana con fodero metallico e relativo cinto sospensorio (perfettamente conservato), una cuspide di lancia, umbone di scudo più una serie di oggetti d’ornamento personale (fibule, anelli, un bracciale), cesoie, coltelli (rasoi?), un vaso a gabbia e una serie di pedine da gioco in calcare.

Tomba del Guerriero di Ceretolo - Panoplia
Tomba del Guerriero di Ceretolo - Particolare dell'umbone a farfalla e dei chiodi di fissaggio

Tomba 3 di Monterenzio Vecchio (prima metà del III a.C.):

Tomba maschile ad inumazione, estremamente ricca: oltre ad una enorme quantità di ceramiche per banchetto in pasta grigia ed a vernice nera, vaso a gabbia, cimasa, rasoio, ed a una ricchissima panoplia composta da almeno due pila, spada lateniana con fodero, cinto sospensorio, elnmo in ferro con appliques in bronzo, un umbone bivalve con tracce di legno mineralizzato e un frammento in ferro di orlo dello scudo.

Tomba 3 di Monterenzio Vecchio - Particolare dell'umbone bivalve
Evoluzione dell'umbone nel III ac: l'umbone della tomba 3 appartiene al primo tipo in alto (da A. Rapin, Gournay. t. II: Boucliers et lances, dépôts et trophées)
Un altro splendido esempio di scudo lateniano con umbone metallico dal sito di La Tène

Alcune utili rappresentazioni di umboni gallici ci vengono fornite dall’arte etrusca romana di epoca ellenistica:

Particolare della parete B della cosiddetta Tomba Arieti all’Esquilino (datata in modo controverso sia al III che al II a.C.) con scena di combattimento in cui sono identificabili dei fanti galli, rappresentati nel tòpos della nudità ed equipaggiati con la tipica spada lateniana a doppio tagliente ed a manico a X e con scudo oblungo con umbone ad alette (in esposizione presso la Centrale Montemartini di Roma).

Particolare del sarcofago in alabastro di Laris Sentinate Larcna rinvenuto presso Chiusi (fine III a.C.) con scena di combattimento tra etruschi e galli: molto particolareggiato risulta lo scudo gallico, con umbone ad alette e decorazione a cerchielli. Inoltre, il mantello – in pelo animale o in lana grezza – della la figura con lo scudo sembra riecheggiare il riferimento polibiano della battaglia di Talamone, in cui i galli Boi ed Insubri si difesero egregiamente dalle armi da getto romane con i loro saghi (la datazione del sarcofago rientra nella temperie del III a.C., in cui l’Etruria vide avvicendarsi diversi eserciti celtici sin dalla battaglia di Arezzo del 285 fino alle battagile di Fiesole del 225 ed alla catastrofica Talamone, nello stesso anno).

Un fatto estremamente importante dello scudo oblungo (celtico, romano, etrusco, sannita…) è il suo uso offensivo, oltre che difensivo:

Urna volterrana con celtomachia: al centro scontro tra cavaliere etrusco e gallo nudo con scudo quadrangolare spinato.

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