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Diodoro Siculo: i Liguri

Diodoro Siculo: i Liguri

24 Dicembre 2016Diodoro Siculo1840Views2Comments
Fante Ligure secondo l'illustratore Johnny Shumate

Diodoro Siculo (ca. 90 a.C. – ca. 27 a.C), Biblioteca, V, 39, 1-8:

Dopo aver esposto la storia dei Galli, dei Celtiberi oltreché degli Iberi passeremo ai Liguri. Questi abitano una terra scabra, del tutto infeconda e vivono una sorta di vita gravosa e inclemente a causa della fatiche e delle ininterrotte tribolazioni connesse al loro lavoro. Siccome infatti il loro paese è fitto di alberi alcuni di essi tagliano legna tutto il giorno portandosi dietro possenti e pesanti scuri di ferro. Altri, tutti presi a lavorare la terra, spaccano perlopiù pietre essendo il terreno oltremodo roccioso. Con i loro attrezzi infatti non tirano su una zolla senza una pietra. Pur sopportando una tale angustia nelle attività, con l’accanimento la spuntano sulla natura e dopo aver molto ostentato raccolgono pochi prodotti e a malapena. In seguito alle diuturnità delle prestazioni fisiche e alla scarsezza del vitto hanno corpi snelli e gagliardi. Nel tener testa ad una tale strapazzo hanno al loro fianco le donne aduse a lavorare alla medesima stregua degli uomini. Fanno frequenti battute di caccia nelle quali, catturando parecchia selvaggina, rimediano alla scarsità di frutti del suolo. Cosicché, passando la vita su monti coperti di neve e assuefatti a valicare passi incredibilmente ripidi, sviluppano corpi scattanti e muscolosi. Alcuni per la penuria di prodotti agricoli delle loro zone bevono acqua, mangiano carni degli animali sia domestici sia selvatici e si saziano degli erbaggio locali possedendo proprio la regione che è inaccessibile alle più amate tra tutte le divinità, Demetra e Dionisio.

Trascorrono inoltre le notti sui campi, raramente in certi poveri casolari o capanne, il più delle volte però in cavità rocciose e spelonche naturali atte a procurare bastante riparo. In accorto con tali consuetudini compiono anche le altre cose conservando l’originari e non ricercato modo di vivere.

In generale in questi luoghi le donne hanno l’energia e il coraggio degli uomini, gli uomini quelli delle fiere. Si racconta per esempio che nelle imprese militari il più imponente dei Galli è stato sfidato a duello e messo fuori combattimento da un Ligure di magrezza estrema.

I Liguri hanno un armamento di assetto più agevole di quello dei Romani. Li protegge infatti uno scudo oblungo foggiato alla maniera gallica e una tunica raccolta da una cinghia; si ravvolgono in pelle di animali selvatici additandoci una spada su misura. Taluni di essi tuttavia, da quando fanno parte dello Stato romano, hanno modificato l’armamento rendendosi simili ai dominatori. Sono intrepidi ed hanno maschia prova della loro stirpe non solo in guerra ma anche e proprio nelle circostanze della vita che implicano terribili confronti. A scopo di commercio navigano infatti attraverso il mare di Sardegna e della Libia gettandosi risolutamente in pericoli nei quali è impossibile sperare aiuto. Perché, valendosi di imbarcazioni più rudimentali delle zattere e quasi totalmente sprovviste delle attrezzature usuali in una nave, affrontano in modo sbalorditivo le circostanze più terrificanti scatenate dalla tempesta.

 

Fante Ligure del III a.C. – Johnny Shumate

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