Le Grandi vie della civiltà – mostra a Trento

Le grandi vie della civiltà
Trento, Castello del Buonconsiglio

1 luglio – 13 novembre 2011
[la mostra si sposterà in Germania, a Monaco di Baviera, dal 12 dicembre al 27 maggio 2012]

Sito della mostra: http://www.legrandivie.it/

Tornano le grandi mostre nel bellissimo scenario del Castello del Buonconsiglio di Trento.

7 sezioni dedicate alle “Relazioni e scambi fra Mediterraneo e il centro Europa dalla preistoria alla romanità” (questo il sottotitolo della mostra) così articolate:
I: Varcare monti, solcare mare
II: Materie in viaggio
III: I lunghi percorsi dei saperi
IV: Linguaggi comuni del potere
V: Comunicare con segni e immagini
VI: Il mondo “globale” di Roma
VII: Lungo le vie della scrittura

La mostra si apre con un oggetto simbolo dello spostamento nello spazio, una ruota in legno, da Zurigo-Riesbach AKAD (Cantone di Zurigo, Svizzera), datata al IV millennio a.C.

Tantissimi sono i reperti esposti: oggetti di prestigio, in materiali ricercati e rari, che attestano gli scambi in un sistema-mondo (non scomodiamo intepretazioni marxiste alla Immanuel Wallerstein) che già nel I millennio a.C. è possibile definire “globale”, ed oggetti simbolo (di potere, di status) delle società del mondo antico, ma anche oggetti di uso quotidiano (gli utensili per la tessitura, per la cucina, per la metallurgia) che attestano il grado di evoluzione tecnica raggiunto.

Diadema aureo a corona – Bernstorf (Germania) – XU-XIV a.C.

Collare in bronzo con inserti in corallo (sotto; proposta di ricostruzione sopra) da Waltershausen (Germania), III a.C.

Una vetrina della sezione I lunghi percorsi dei saperi dedicata al lavoro muliebre: filatura, tessitura, lavorazione con tavolette (qui: triangolari, in argilla).
La mostra è davvero grande, disseminata per tutto il castello tridentino che, già di per sé, vale una visita.
Personalmente, ho trovato l’inizio, in una stanza accanto al bookshop, un po’ in sordina: in essa si trovano, accanto al reperto già menzionato della ruota svizzera, a oggetti legati alla mobilità (l’uso del cavallo attestato dai morsi, del carro attestato dai mozzi o dalle miniature rinvenute in contesti tombali, a reperti legati alla navigazione) la ricostruzione di un emporio e di un carro a quattro ruote.

Dico “in sordina” non perché la prima stanza non sia comunque eccezionale, per i reperti e le proposte (anche la ricostruzione della prua di una triremi romana, con applicato un rostro recuperato alle Egadi), ma solo perché essendo la sua posizione esterna al castello, non rende l’idea della vastità della mostra.


Ed infatti, usciti dalla stanza, percorsa una breve scalinata, da cui si può vedere la corona di montagne che avvolge la città tridentina, si entra nel Castello vero e proprio.

Non mi butto in una sorta di “diario di viaggio” della mia visita alla mostra, né darò un elenco dei reperti esposti, ma dico solamente che la mostra è talmente grande che a volte, devo ammettere (dando ragione alla mia compagna di viaggio), ti fa perdere un poco la bussola e ci si dimentica dei diversi temi: utilissimi allora diventano i poster tematici, che ti riportano alla contestualizazione storico-cronologica e ti permettono di orientarti e di capire i nessi tra le vetrine.
Spesso infatti l’enormità del tutto fa perdere un po’ il senso preciso che ha spinto alla mostra, cioè il tema dell’evoluzione civile e tecnologica del mondo antico in connessione con le scoperte e gli scambi tra le diverse culture, e si ha un po’ l’impressione di una grande “enciclopedia” del mondo antico (sempre parole della mia compagna di viaggio).

Le ultime stanze della mostra, dedicate alla romanità, alla romanizzazione ed alla scrittura sono forse le più ostiche da affrontare: ricche di oggetti di rara bellezza e di documenti di importante significato per l’adozione della scrittura, si corre un po’ il rischio di affrontarle di corsa, proprio a causa della stanchezza.
Tengo a sottolineare una cosa: la mia personale visita alla mostra è durata dalle 11.40 fino alle 15.30, con la visita di una 20ina di minuti alla splendida Torre Aquila con il suo ciclo di affreschi in stile gotico internazionale dedicati ai 12 mesi [con la prima attestazione iconografica di un paesaggio innevato].
Consiglio caldamente tale visita, in primis perché il ciclo è davvero molto interessante, uno splendido spaccato dell’arte gotica della fine del XIV secolo e perché poi il costo è davvero irrisorio: io ho pagato un euro (sì, 1 euro). La visita è fatta con un’audio guida, ed ha tempistiche prestabilite, cioè ci sono tot visite al giorno in orari prestabiliti: durante la visita alla mostra, all’ora corretta, ci si porta dove inizia la visita a Torre Aquila, la si visita e poi si torna tranquillamente alla mostra.
Al fine della visita, appagati da oggetti meravigliosi si attraversa un bel pergolato avvolto da una bellissima pianta di vite, e si torna alla prima stanza, al bookshop, per l’acquisto del catalogo della mostra, a cura di Franco Marzatico:

il catalogo ha un costo importante, 60 euro, ma li vale tutti!
694 pagine, foto ed illustrazioni in ogni contributo, il catalogo completo di tutti gli oltre 800 reperti in mostra.

Ecco le sezioni del catalogo:
Intro: Le grandi vie della civiltà
I: Lungo i sentieri dei cacciatori e raccoglitori
II: Le vie dell’agricoltura e dell’allevamento: il mondo cambia volto
III: Dalla pietra al metallo: reti di scambio e circuiti di comunicazione
IV: Fra Oriente e Occidente: Micenei, Fenici, Greci, Etruschi
V: Fra Nord e Sud: fra Etruschi e Celti
VI: Il mondo “globale” di Roma
VII: Lungo le vie della scrittura
Catalogo (diviso per le 7 sezioni della mostra)

Ricordo che la mostra è agli sgoccioli: terminerà domenica 13 novembre.

La mostra ha avuto una copertura social network ottima: la pagina della mostra su facebook ricchissima di fotografie dei reperti.

La mia personale galleria fotografica della mostra qui.

Buona visita.

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