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Trimarcisia: la cavalleria gallica

Trimarcisia: la cavalleria gallica

“This term [cavalry] may only be properly applied to mounted troops when these are trained to the degree where they can function with precision as a unit — not only advancing on command but changing gaits, turning, deploying and reassembling in their proper positions in the ranks”
M.A. Littauer, J.H. Crouwel, Wheeled vehicles and ridden animals in the Ancient Near East

Trimarcisia: la cavalleria gallica

 

Nella sua Periegesi della Grecia, lo scrittore greco del II d.C. Pausania, menziona una particolare unità tattica adottata dalla cavalleria dei celti provenienti dalla zona mediodanubiana che, alla guida dei due generali Brenno e Akichorios, assaltarono la Grecia nel 279 a.C.: si tratta della Trimarcisia (in greco τριμαρκισία), unità che constava in una triade di cavalieri (tri: tre; marcos: cavallo) probabilmente, stando a Pausania, in rapporto di vassallagio – un cavaliere/signore e due sottoposti (gli ambacti di cui parlerà anche Cesare – vedi sotto).
E’ importante notate che quella di Pausania è l’unica menzione del termine Trimarcisia nelle fonti antiche:

Per ogni cavaliere vi erano due sottoposti che lo scortavano, che erano cavalieri esperti e, come il loro padrone montavano a cavallo. Quando il cavaliere gallico era ingaggiato in combattimento, i sottoposti rimanevano dietro la linea di combattimento e si rendevano utili nel modo seguente. Se un cavaliere o il suo cavallo cadevano, uno dei servitori gli portava un altro cavallo da montare; se il cavaliere veniva ucciso, il servitore balzava a cavallo al posto del suo padrone; se sia il cavaliere che il cavallo venivano uccisi, c’era un uomo montato pronto a sostituirli.
Quando un cavaliere veniva ferito, uno dei due servitori lo portava indietro all’accampamento, mentre l’altro occupava il posto lasciato libero nelle file. Credo che i Galli nell’adottare questi metodi abbiano copiato il reggimento Persiano dei Diecimila, chiamati gli Immortali. C’era, tuttavia, questa differenza. I Persiani erano soliti aspettare fino a quando la battaglia non era finita per di sostituire i caduti, mentre i Galli continuavano a rinforzare il loro schieramento mantenendo il numero dei cavalieri costante durante lo scontro stesso. Questo sistema organizzativo viene chiamato nella loro lingua Trimarcisia, pioché Marca è la parola celtica per cavallo.
Pausania, Periegesi della Grecia (10.19.9-11)

 

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Terracotta raffigurante un cavaliere galata, da El-Bi’ne (Palestina), III-I a.C., Berna
Placca in bronzo da Pergamo (forse placca di cinturone) con scena di battaglia tra galati e attalidi.

Si trattava, quindi, di una unità in cui il cavaliere principale, ingaggiato il combattimento, veniva aiutato dai due serventi (nell’ordine di uno alla volta) qualora egli perdeva il cavallo, veniva ferito o veniva ucciso.

Non abbiamo molte informazioni sulla cavalleria lateniana più antica, in un mondo in cui cavallo e carro sono ancora un oggetto di prestigio più che strumento bellico:

 

Senofonte, nelle Elleniche VII, 1, 20-21 parla delle modalità di combattimento dei cavalieri gallici utilizzati da Dionigi di Siracusa in aiuto a Sparta contro Tebe (366 a.C.):

I cavalieri di Dionigi invece, malgrado il loro numero esiguo, andavano alla carica in ordine sparso lanciando i giavellotti, pronti però a ritirarsi non appena i Tebani rispondevano ai loro colpi, per poi fare dietro front e riprendere subito a bersagliarli. Fra un attacco e l’altro smontavano per concedersi un attimo di pausa, ma se venivano assaliti nel momento in cui erano a piedi, rimontavano prontamente a cavallo e fuggivano; se poi, per inseguirli, alcuni si allontanavano dal grosso dell’esercito, aspettavano che iniziassero a tornare indietro per colpirli alle spalle, infliggendo gravi perdite e costringendo così tutto l’esercito a continue avanzate e ritirate.

Sull’importanza dei cavalieri presso i celti del I a.C. è importante riportare un passaggio di Cesare quando, nel famoso libro VI dei suoi Commentarii, parla delle due classi fondamentali della società celtica tardo lateniana: la prima sono i druidi, i famosi sacerdoti gallici, mentre

La seconda classe è quella dei cavalieri (equitum). Questi, quando c’è bisogno, o capita qualche guerra (cosa che soleva accadere quasi ogni anno, prima dell’arrivo di Cesare, o che portassero offesa, o le respingessero se ricevute) tutti prendono parte alla guerra e quanto sono più potenti per ricchezza o per stirpe, tanti più schiavi e clienti (ambactos) hanno attorno a sé. Conoscono solo questa distinzione e potenza.
Cesare, De Bello Gallico VI, 15

Cavalleria gallica I a.C. - Peter Connolly

La sella gallica è costruita in cuoio, e presenta 4 protuberanze alle estremità (a forma di bernoccolo) in legno, che permettono la stabilità del cavaliere.
Personalmente ho avuto modo di vedere un cavaliere con questa sella all’opera in Francia, e assicuro che le evoluzioni che essa permette sono notevoli.
La staffa non era, ovviamente ancora stata inventata: essa entra in Europa con le famose ‘invasioni barbariche’ del III-IV secolo dopo christo, e diviene oggetto fondamentale della cavalleria nell’alto medioevo.
Ma lo sperone è oggetto che la metallurgia celtica conosce certamente dal I ac.

Vincent Pompetti from the Gallic War - La Guerre des Gaules
Cavaliere gallico della metà del I a.C., Francia - Vincent Pompetti da "La Guerre des Gaules"
Particolare del calderone di Gundestrup (I a.C.) con cavaliere che indossa speroni.

Ver Sacrum

I celti nell’iconografia: la stele n. 168 dalla necropoli della Certosa di Bologna

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