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L’elmo di Casaselvatica “berretto da fantino”

L’elmo di Casaselvatica “berretto da fantino”

Elmo bronzeo tipo ‘Montefortino‘ con applicazioni (corna), rinvenuto a Casaselvatica (Berceto, Parma) nel 1958.


La tomba, ad inumazione, conteneva i resti di un guerriero celtico d’età 25-30 anni; corredo erano una spada, coltellaccio entrambi piegati ritualmente  e una lancia (di cui, ovviamente rimane solo la lama metallica). La datazione del muso archeologico di Parma dice metà III ac, circa il 250 avanti Cristo.

 

Tornando all’elmo:
questa foto mostra i particolari dell’aggancio delle corna in lamina bronzee, e delle corna stesse, punzonate.

 

 

questa foto, invece mostra il particolare della cerniera per l’aggancio delle paragnatidi (protezione per guance ed orecchie):

 

particolare del para-nuca, lavorato:

 

è ben visibile un foro centrale, nel quale veniva fatto passare un laccio che, probabilmente collegato alle paragnatidi (che si richiudevano sotto il mento), fermava meglio l’elmo sulla testa, evitando spiacevoli spostamenti sul capo.

Dal sito www.trigallia.com:

Il nome di Montefortino è conosciuto a livello internazionale in tutto il mondo archeologico perché c’è un elmo, detto appunto «elmo tipo Montefortino», che fu ritrovato in questo paesino durante l’aratura di un appezzamento agricolo.

Uno degli elementi di maggior prestigio nelle tombe maschili della necropoli di Montefortino di Arcevia (AN) è costituito dagli elmi, in bronzo o in ferro, di un particolare tipo che ha preso appunto il nome da questa località. Si tratta di caschi a calotta conica, più o meno pronunciata, con apice superiore solitamente tronco-conico, con tesa posteriore con funzione di paranuca e con paraguance di varie forme. L’elmo “tipo Montefortino”, nelle sue diverse non sostanziali varianti ,si origina e si inferisce in una più vasta classe di apparati difensivi di origine celtica e trova una larghissima diffusione nell’area nord e centro-italica tra la metà del IV e almeno il II secolo a.C. in ambiente gallico, etrusco ed italico in senso largamente inteso. Noto in una certa letteratura con la denominazione, imprecisa e ancor più fuorviante, di elmo a “berretto da fantino” (derivante dal fraintendimento del paranuca visto come visiera), esso costituisce uno strumento che coniuga massima funzionalità, semplicità di produzione seriale (realizzazione per fusione su forma con eventuale successiva rilavorazione) e possibilità di corredarlo con tipi diversi di paraguance ed eventuali aggiunte decorative (cimieri, code, ecc.).
Verosimilmente, anche per le doti tecnologiche sopra accennate, esso è, nei secoli sopra detti, anche l’elmo “d’ordinanza” delle fanterie romane, e da esso si origineranno e svilupperanno, accentuando certe caratteristiche, come il paranuca, quelli in ferro, in numerose varianti, propri degli eserciti romani imperiali. Per quanto concerne il IV-III secolo a.C., sono senz’altro da ipotizzare, almeno per certe aree, proprio per i caratteri “seriali” sopra accennati, ben precisi centri di fabbricazione, uno dei quali, per l’Italia Centrale, potrebbe ben essere Arezzo, le cui potenzialità come centro bronzistico e siderurgico per la produzione di armi e attrezzi si può rilevare dalla cronaca di Tito Livio relativa ai contributi delle città etrusche per la spedizione in Africa di Scipione.

L’esemplare esposto nel museo archeologico di Parma è infatti esposto AL CONTRARIO: la parte posteriore del para-nuca è infatti esposta al pubblico, come fosse la parte anteriore, e la didascalia lo definisce ‘berretto di fantino’.

 

Questa foto è stata scattata al museo archeologico di Bologna: è sempre un elmo modello Montefortino, col particolare della paragnatide lavorata

 

stesso modello e stesso archeologico di Bologna (stessa sala):

 

I modelli esposti a Bologna sono esposti correttamente! Perché a Parma no?

Personalmente mi sto creando l’idea che il Montefortino nasca dall’incontro della metallurgia celtica con i modelli di stile greco-attico utilizzati dalle popolazioni italiche, e che successivamente, visto il buon risultato e la semplicità della forma, si sia espanso in tutta l’area celtica propriamente detta, modificandosi ed evolvendosi. L’elmo detto Montefortino (datato IV secolo aC) è un elmo ‘matrice’: da questo modello nascono molti altri modelli di elmi.

Il modello Montefortino fu in dotazione all’esercito repubblicano romano per 2 secoli, fino all’adozione del modello Buggenum e del Coolus-Mannheim (anch’esso di derivazione celtica) e del modello chiamato Imperiale-gallico (Weisenau) che deriva dal modello Port gallico.

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